mercoledì 11 dicembre 2013

Lame argentate.

Mi ritrovai sommerso dalla tristezza. Tutto era sbagliato. Tutto era contro di me. Forse la cosa sbagliata ero io. Io che non mi son trovato mai bene in mezzo alla gente. In mezzo a quelle persone che mi guardavano in modo così strano. Con disprezzo. O forse tutto ciò era frutto della mia immaginazione. Io che mi sentivo sbagliato e non che le persone mi vedessero sbagliato. Non mi son mai sentito appartenente a questo mondo. Mi sono sempre sentito diverso. Sbagliato. Un errore. Così, quando sto già male di mio, tendo a farmene ancora. Mi autodistruggo. Mi disprezzo da solo. Allora c’è solo una cosa da fare, aprire la scatola. Aprire quella scatola che conteneva quel piccolo oggetto sottile e argentato. Lucido. Brillante. Una lametta. Una lama che per un secondo mi fa scappare da tutto ciò. Allora mi misi sul letto. Controluce potevo vedere i segni dei tagli, ormai cicatrizzati e invisibili agli altri. Avvicinai la lama all’avambraccio stringendola forte tra il pollice, l’indice e il medio. La mano come quella di un chirurgo, immobile. Avvicinai la lama sempre più. Sentii il freddo della lama. La sentii la lama. Sentivo il filo così affilato da poter tagliare qualsiasi cosa come fosse burro. Allora iniziai a premere. La lama mi lacerò dapprima la pelle, poi la carne. Nessuna paura in quel momento. Nessun disprezzo. Nessun tipo di odio. Solo un taglio. Un taglio netto e profondo. Ripetei l’operazione altre due volte. Ogni volta allo stesso modo. Sentendo la lama scorrere tra la pelle e la carne. Il sangue che fuoriusciva, macchiandomi la pelle. Disegnando un quadro su di essa. 
Subito dopo il panico. La paura. Paura di potermi fare male davvero. Paura di aver fatto una cazzata. Il sangue non si fermava, continuava a scorrere, ricoprendomi il braccio. Le lacrime facevano altrettanto uscendo dai miei occhi, affogando il mio viso. Premetti forte sui tagli, dopo aver gettato la lama per terra macchiando il pavimento. Il sangue iniziò a fermarsi. Il mio cuore si rasserenò. Passato tutto mi promisi, come ogni altra volta, di non rifarlo. Ma come ogni altra volta, lo rifarò.