sabato 7 dicembre 2013

È l'ora di schiacciare le insicurezze, le tue.

Apro le pagine, le tue pagine. 
Nuova persona, quella di cui parli da un po', da qualche mese. 
Le sensazioni son le stesse. Le sensazioni che trasmetti, quelle che si percepiscono fra le parole, fra le righe. 
Dolore. 
Dolore che ti è stato causato. E mi spiace, cazzo se mi spiace. Ti ho vista diventar così sicura di te. Da un "non andartene" ad un "devo andare". E cazzo, come ero fiero di te, nonostante il mio dispiacere per la perdita. 
Così debole e fragile, poi così forte e sicura. 
Ed ora?! Punto e a capo. Nuovo capitolo, un po' plagiato da quello vecchio. E scrivo di te tra una stazione metropolitana ed un'altra, mentre mi attende un boccale di birra, colmo, con la schiuma che strabocca e un po' cola, segnandolo, quel boccale. Un po' come il dolore ha segnato e sta segnando te, il tuo cuore. 
E son quasi triste per te, ché ho sempre lottato per renderti forte, per schiacciare quelle insicurezze che ti limitavano, che se ne son andate e son tornate, forse più forti di prima. 
Ed è ora che vadano fra l'incudine e il martello, sotto un macigno, che pesi dieci volte di più, dieci volte di più di quelle insicurezze. Ché non te lo meriti e devi esser felice e spensierata. 
Perché ti auguro di trovarlo un martello abbastanza forte, un macigno abbastanza grosso, per schiacciarle del tutto, le tue insicurezze e il tuo dolore.